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 DF0298
   
       Manuale avanzato di meccanica delle terre
Romolo Di Francesco 

Anno: 2014
Pagine: 736
ISBN 9788857902982

Indice e abstract

 
Euro 55,00
 
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Disponibilità: Sconto 15% + spese gratis
 

Manuale avanzato di meccanica delle terre

Lo studio dell’interazione terreno-struttura (volume I) ha richiesto l’analisi preliminare della struttura fisico-matematica sia della Meccanica del Continuo (volume II) e sia della Meccanica delle Terre (volume III); a seguire, grazie agli elementi introdotti, il presente testo conclude il percorso formativo aprendo con una disamina accurata degli stress-paths (capitolo 2) che connettono i dati sperimentali ottenuti dalle prove di laboratorio (capitolo 3) ed in sito (capitolo 4) con le condizioni di criticità delle strutture geotecniche. In altre parole, viene costruito un filo conduttore che esprime in maniera sintetica l’interazione terreno-struttura e la unisce con la più appropriata prova sperimentale dalla quale derivare i parametri fisico-meccanici necessari per le simulazione geotecniche sia classiche che ad elementi finiti.

Un capitolo a parte (il quinto) è dedicato alle soluzioni teorico-pratiche della teoria della consolidazione sia verticale che radiale; quindi, dopo un’accurata revisione delle soluzioni storiche viene dapprima introdotta la consolidazione bi/tridimensionale e successivamente viene presentata una soluzione esatta che rivoluziona l’intero approccio fisico-matematico al problema.

Il testo chiude con lo studio sistematico del comportamento sperimentale di tutte le terre (capitolo 6), introducendo i primi elementi necessari per la costruzione dei legami costitutivi teorici.

Ogni capitolo è corredato di numerosi esercizi risolti e casi di studio che compendiano gli argomenti trattati.

Indice

  1. Presentazione dell’opera

    1.1. Introduzione all’opera

    1.2. Volume I: Introduzione al metodo degli elementi finiti

    1.3. Volume II: Introduzione alla Meccanica del Continuo

    1.4. Volume III: Introduzione alla Meccanica delle Terre, parte I 

    1.5. Volume IV: Manuale avanzato di meccanica delle terre, parte II

    1.6. Introduzione al comportamento meccanico delle terre

    1.6.1. Il ruolo delle diverse figure professionali 

    1.6.2. Problemi connessi con i legami costitutivi sperimentali

    1.6.3. Conclusioni

    1.7. Ringraziamenti 

    1.8. Tabella dei simboli

    1.9. Scala dei tempi geologici

  2. Il metodo degli stress-paths

    2.1. Introduzione

    2.1.1. Lo spazio degli sforzi principali

    2.1.2. Il piano invariante q-p’ 

    2.1.3. Lo stato di sforzo secondo i cerchi di Mohr (piano τ-σ’) 

    2.1.4. Il piano invariante t-s’

    2.1.5. Connessioni matematiche tra i piani τ-σ’ e t-s’ 

    2.1.6. Connessioni matematiche tra i piani τ-σ’ e q-p’

    2.1.7. I concetti di stress-point e stress-path 

    2.1.8. Approfondimento di un esempio di calcolo del volume II

    2.1.9. Approfondimento dell’esercizio 7.3. del volume II

    2.1.10. Ulteriori elementi sulla geometria degli stress-paths

    2.2. Stress-paths del campionamento delle terre

    2.2.1. Un esempio di calcolo

    2.2.2. Effetti della preparazione dei provini in laboratorio

    2.2.3. Un’ultima riflessione

    2.3. Stress-paths delle fondazioni 

    2.3.1. Analisi degli effetti dovuti alla consolidazione 

    2.3.2. Condizione di criticità delle fondazioni su terreni NC

    2.3.3. Condizione di criticità delle fondazioni su terreni OC

    2.3.4. Ulteriori effetti dovuti alla consolidazione

    2.3.5. Riflessioni finali

    2.4. Stress-paths dei fondo-scavi

    2.4.1. Analisi degli effetti dovuti alla consolidazione 

    2.4.3. Approfondimenti dell’argomento

    2.4.4. Ulteriori effetti dovuti alla consolidazione

    2.5. Stress-paths dei muri di sostegno

    2.5.1. Analisi degli effetti dovuti alla consolidazione 

    2.5.2. Condizioni di criticità dei fronti di scavo 

    2.5.3. Approfondimenti sulla meccanica dei fronti di scavo

    2.5.4. Scavi a steps e confronto con le fondazioni 

    2.5.5. Il concetto di spinta attiva delle terre

    2.5.6. Un’ultima riflessione

    2.6. Stress-paths delle paratie

    2.6.1. Analisi degli effetti dovuti alla consolidazione 

    2.6.2. Definizione matematica del concetto di spinta passiva 

    2.6.3. Definizione delle condizioni di criticità delle paratie

    2.7. Sintesi degli stress-paths ed ulteriori applicazioni 

    2.7.1. Un esempio applicativo: stress-path di un ambiente geologico

    2.7.2. Approfondimenti sullo stress-path di un ambiente geologico

    2.8. Approfondimenti sui coefficienti di spinta delle terre

    2.8.1. Applicazioni nella progettazione delle paratie

    2.8.2. Applicazioni nell’analisi degli effetti esercitati dai ghiacciai.

    2.8.3. Il ruolo della spinta passiva nell’evoluzione delle argille OC

    2.8.4. Effetti della spinta attiva e passiva sull’evoluzione dei versanti

    2.8.5. Influenza delle spinte sulla morfologia di versanti e frane

    2.8.6. Livelli deformativi, condizioni di vincolo e scelta dei parametri geotecnici 

    2.9. Esercizi

    2.9.1. Esercizio 2.1:
    applicazione di un carico differito nel tempo 

    2.9.2. Esercizio 2.2:
    stress-path di un muro di sostegno in presenza di risalita capillare

    2.9.3. Esercizio 2.3:
    stabilità a breve termine dei fronti di scavo

    2.9.4. Esercizio 2.4:
    pressioni attive e passive agenti in un semispazio dotato di coesione

    2.9.5. Esercizio 2.5:
    profondità delle fessure di trazione nella spinta attiva

    2.9.6. Esercizio 2.6:
    altezza critica di un fronte di scavo nel breve termine

    2.9.7. Esercizio 2.7:
    altezza critica di un fronte di scavo nel lungo termine

    2.9.8. Esercizio 2.8:
    deformabilità di un fronte di scavo in argilla

    2.9.9. Esercizio 2.9:
    deformabilità di un fronte di scavo in sabbia 

    2.9.10. Esercizio 2.10:
    calcolo della forza di tiro negli ancoraggi

    2.9.11. Esercizio 2.11:
    effetti indotti dall’applicazione di un precario 

  3. Il legame elastoplastico sperimentale: prove di laboratorio

    3.1. Introduzione alla sperimentazione di laboratorio

    3.1.1. Un’ultima riflessione

    3.2. Prova di compressione con espansione laterale libera (ELL)

    3.2.1. Equazioni generali della ELL

    3.2.2. Esempio di interpretazione di una prova ELL

    3.3. Le prove triassiali (TRX): aspetti generali

    3.4. Prove triassiali consolidate isotropicamente e drenate (TRX-CID)

    3.4.1. Determinazione dell’avvenuta saturazione: il parametro B di Skempton 

    3.4.2. Determinazione della velocità di applicazione del carico di rottura 

    3.4.3. Equazioni generali che governano le prove TRX-CID 

    3.4.4. Esempio d’interpretazione di una prova TRX-CID

    3.4.5. Introduzione di un nuovo parametro: il volume specifico

    3.4.6. Derivazione dei parametri elastoplastici nel piano t-s’ 

    3.4.7. Derivazione dei parametri elastoplastici nel piano q-p’

    3.4.8. Limiti delle prove TRX-CID264

    3.4.9. Effetti indotti dalla velocità di deformazione e sintesi delle prove TRX-CID

    3.5. Prove triassiali consolidate isotropicamente e non drenate (TRX-CIU) 

    3.5.1. Limiti nel valore assunto dai parametri elastici

    3.5.2. Correlazioni tra i parametri elastici desunti dalle proe TRX-CIU e TRX-CID

    3.5.3. Equazioni generali che governano le prove TRX-CIU 

    3.5.4. Studio teorico-sperimentale delle sovrappressioni interstiziali: il parametro A di Skempton

    3.5.5. Studio teorico-sperimentale delle sovrappressioni interstiziali: l’equazione generale in campo elastico

    3.5.6. Relazione tra resistenza non drenata e resistenza drenata

    3.5.7. Esempio d’interpretazione di una prova TRX-CIU

    3.5.8. Riflessioni finali

    3.6. Prove triassiali non consolidate e non drenate (TRX-UU) 

    3.6.1. Approfondimenti sul campionamento delle terre

    3.6.2. Comportamento delle terre nelle prove TRX-UU 

    3.6.3. Riflessioni sul concetto di coesione non drenata

    3.6.4. Primo esempio di interpretazione di una prova TRX-UU

    3.6.5. Secondo esempio di interpretazione di una prova TRX-UU 

    3.6.6. Riflessioni finali

    3.7. Relazioni tra le prove TRX-CID/CIU/UU su terreni saturi

    3.8. Prove di permeabilità in cella triassiale

    3.9. Applicazione dei bender elements alle celle triassiali

    3.10. La prova di taglio diretto (TD)

    3.10.1. La fase di consolidazione iniziale

    3.10.2. Equazioni generali del taglio diretto

    3.10.3. La fase di rottura

    3.10.4. Limiti delle prove di taglio diretto

    3.10.5. Interpretazione delle prove di taglio diretto 

    3.10.6. Primo esempio di interpretazione di una prova TD

    3.10.7. Secondo esempio di interpretazione di una prova TD

    3.11. La prova di taglio residuo (TR)

    3.11.1. Il concetto di stato critico

    3.11.2. Valori tipici della resistenza al taglio residua delle argille

    3.11.3. Comportamento delle sabbie in condizioni residue

    3.11.4. Applicazione della resistenza residua allo studio delle frane

    3.12. La prova di taglio torsionale (TT) 

    3.12.1. Modalità sperimentali delle prove TT 

    3.12.2. Interpretazione delle prove TT

    3.12.3. Un esempio interpretativo di prova TT

    3.13. Esercizi

    3.13.1. Esercizio 3.1:
    sovrappressioni interstiziali e stress-paths indotti da un carico

    3.13.2. Esercizio 3.2:
    calcolo delle sovrappressioni interstiziali indotte da un carico

    3.13.3. Esercizio 3.3:
    calcolo delle sovrappressioni interstiziali indotte da uno scarico

    3.13.4. Esercizio 3.4:
    definizione dello stato di compattazione dei rilevati

  4. Il legale elastoplastico sperimentale: prove in sito

    4.1. Introduzione

    4.4.1. La cella di calibrazione 

    4.2. La prova penetrometrica statica (CPT)

    4.2.1. Struttura della punta conica

    4.2.2. Modalità esecutive

    4.2.3. I penetrometrici statici meccanici

    4.2.4. I penetrometrici statici elettrici 

    4.2.5. Il piezocono (CPTU)

    4.2.6. Ricostruzione della stratigrafia 

    4.2.7. Parametri di resistenza delle sabbie

    4.2.8. Parametri di resistenza delle argille

    4.2.9. Parametri di deformabilità

    4.2.10. Permeabilità e consolidazione: le prove di dissipazione

    4.3. La prova penetrometrica dinamica

    4.3.1. Modalità esecutive delle prove SPT 

    4.3.2. Modalità esecutive delle prove DP

    4.3.3. Caratteristiche di resistenza delle sabbie

    4.3.4. Caratteristiche di resistenza delle argille

    4.3.5. Parametri di deformabilità

    4.4. Il dilatometro di Marchetti 

    4.5. La prova di carico su piastra 

    4.6. Esercizi

    4.6.1. Esercizio 4.1:
    stima dello spessore eroso nei terreni OC

    4.6.2. Esercizio 4.2:
    capacità portante dei pali da prove CPT 

    4.6.3. Esercizio 4.3:
    capacità portante delle fondazioni superficiali su argilla

    4.6.4. Esercizio 4.4:
    capacità portante di un fronte di scavo

  5. Soluzioni teorico-sperimentali della teoria della consolidazione

    5.1. Introduzione

    5.1.1. Schema costruttivo e funzionale delle celle edometriche 

    5.1.2. Equazioni generali che governano le prove edometriche 

    5.1.3. Analisi delle isocrone delle sovrappressioni interstiziali

    5.1.4. Analisi del grado di consolidazione

    5.2. Soluzione storica della teoria della consolidazione

    5.2.1. Soluzione generale della consolidazione 1D

    5.2.2. Applicazione della soluzione 1D ed ue costante

    5.2.3. Un esempio di calcolo: applicazione alle celle edometriche 

    5.2.4. Uso del grafico Tv-U-Z con esempio di calcolo

    5.2.5. Applicazione della soluzione 1D ad ue linearmente variabile

    5.2.6. Un esempio di calcolo per ue variabile linearmente 

    5.2.7. Effetti dovuti al carico variabile nel tempo

    5.2.8. Un esempio di calcolo per carico variabile nel tempo

    5.2.9. Soluzione della consolidazione 2D

    5.2.10. Soluzione della consolidazione 3D

    5.3. Una nuova soluzione della teoria della consolidazione

    5.3.1. Derivazione per la condizione monodimensionale

    5.3.2. Estensione alle consolidazione bi-tridimensionale

    5.3.3. Connessione con i dati sperimentali 

    5.3.4. Applicazione alle celle edometriche 

    5.3.5. Applicazioni pratiche della soluzione 1D 

    5.3.6. Applicazioni pratiche delle soluzioni 2D-3D

    5.4. Le prove edometriche (EDO)

    5.4.1. Interpretazione dei dati sperimentali

    5.4.2. Determinazione della pressione di precompressione

    5.4.3. Determinazione dei parametri di compressibilità

    5.4.4. Effetti del disturbo nei campioni 

    5.4.5. Calcolo dei cedimenti di consolidazione

    5.4.6. Cedimenti dovuti alla consolidazione secondaria 

    5.4.7. Un esempio di calcolo: cedimenti indotti dalla depressione della falda

    5.5. Prova di permeabilità in cella edometrica 

    5.6. Prova di rigonfiamento di Hyder e Hamberg 

    5.7. Consolidazione radiale e dreni verticali 

    5.7.1. Equazione generale e caso di studio 

    5.7.2. Soluzione con deformazioni libere del terreno ed in assenza del disturbo

    5.7.3. Soluzione con uguali deformazioni del terreno ed in assenza del disturbo 

    5.7.4. Soluzione in presenza del disturbo

    5.7.5. Soluzione con carico variabile nel tempo 

    5.8. Combinazione della consolidazione verticale e radiale

    5.8.1. Applicazione ai pali di fondazione

    5.8.2. Un esempio di calcolo

    5.9. Implementazione in ambiente ad elementi finiti

    5.9.1. La teoria accoppiata di Biot

    5.9.2. L’effetto Mandel-Cryer 

    5.9.3. Formulazioni FEM

    5.10. Un caso di studio: l’aeroporto di Kansai

    5.11. Un caso di studio: costruzione di rilevati in due tempi

    5.12. Esercizi

    5.12.1. Esercizio 5.1:
    cedimenti di consolidazione indotti da un carico lineare

    5.12.2. Esercizio 5.2:
    relazione tra il modulo elastico e quello edometrico

    5.12.3. Esercizio 5.3:
    relazione K0 nelle prove edometriche

    5.12.4. Esercizio 5.4:
    stress-paths edometrici per un’argilla OC 

    5.12.5. Esercizio 5.5:
    variazione delle Δu con la consolidazione 

    5.12.6. Esercizio 5.6:
    variazione della resistenza al taglio con la consolidazione

    5.12.7. Esercizio 5.7:
    previsione dell’andamento delle isocrone con la nuova soluzione

  6. Sintesi del comportamento meccanico delle terre

    6.1. Introduzione

    6.1.1. Confronto tra prove triassiali e prove edometriche

    6.1.2. Fattori comuni

    6.1.3. Effetti dovuti all’anisotropia 

    6.2. Comportamento meccanico delle sabbie

    6.2.1. Analisi delle sabbie sciolte nelle celle triassiali

    6.2.2. Analisi delle sabbie dense nelle celle triassiali

    6.2.3. Fattori comuni delle sabbie nelle celle triassiali

    6.2.4. Sintesi del comportamento meccanico delle sabbie 

    6.2.5. Deformabilità delle sabbie nelle celle edometriche

    6.3. Comportamento meccanico delle argille

    6.3.1. Comportamento delle argille NC nelle prove TRX-CID

    6.3.2. Comportamento delle argille NC nelle prove TRX-CIU

    6.3.3. Comportamento delle argille NC nelle prove EDO 

    6.3.4. Comportamento generale delle argille NC

    6.3.5. Comportamento delle argille OC integre nelle prove TRX-CID 

    6.3.6. Comportamento delle argille OC integre nelle prove TRX-CIU 

    6.3.7. Comportamento generale delle argille OC integre

    6.3.8. Comportamento della argille fessurate nelle prove TRX-CID

    6.3.9. Comportamento delle argille fessurate nelle prove TRX-CIU

    6.3.10. Comportamento generale delle argille fessurate

    6.3.11. Comportamento delle argille fittamente fessurate 

    6.4. Esercizi

    6.4.1. Esercizio 6.1:
    studio dello stato critico nelle argille NC

    6.4.2. Esercizio 6.2:
    determinazione della superficie di Roscoe

    6.4.3. Esercizio 6.3:
    simulazione di uno stress-path

Bibliografia

 
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 DF0272
   
       Liquefazione dei terreni e fenomeni associati
Alberto Bruschi 

Anno: 2014
Pagine: 280
ISBN 9788857902722

Indice e abstract

 
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Liquefazione dei terreni e fenomeni associati

Verifica, calcolo e prevenzione

Uno dei fenomeni più noti sia alla comunità scientifica che al semplice cittadino è il verificarsi, a seguito di un terremoto, della liquefazione del terreno, termine che comprende una serie di fenomeni, da quelli più lievi a quelli più catastrofici (perdita completa di capacità portante del terreno con conseguente crollo degli edifici soprastanti).

Il presente testo ha lo scopo di illustrare lo stato dell’arte sulle conoscenze relative allo sviluppo e alla previsione delle principali manifestazioni del fenomeno “liquefazione”.

Vengono presi in rassegna i metodi per la valutazione della liquefacibilità, dai cosiddetti metodi semplificati basati sulle prove in situ all’approccio fondato sulla deformazione ciclica indotta dal terremoto, ai meno noti metodi basati sullo studio dell’energia sviluppata da un sisma.

I metodi semplificati vengono trattati sia su base deterministica che su base probabilistica, analizzando i procedimenti della scuola occidentale e di quella orientale e con contributi originali relativi alle cosiddette curve di separazione tra terreni liquefatti e terreni non liquefatti.

Ampiamente trattate sono le manifestazioni associate alla liquefazione: il cedimento per addensamento del terreno, il cedimento nel caso di terreni compattati, la deformazione laterale e la resistenza al taglio residua nei terreni a seguito della fluidificazione, da considerarsi la più pericolosa forma di instabilità dovuta alla liquefacibilità.

Indice

Premessa

Lista dei principali simboli utilizzati

  1. Il fenomeno della liquefazione

    1.1. Definizione 

    1.2. Le condizioni di liquefazione e le evidenze di laboratorio

    1.3. Un riepilogo del comportamento di una sabbia satura in condizioni non drenate

    1.4. La relazione tra la mobilità ciclica (o liquefazione), e resistenza alla penetrazione incontrata nelle prove in situ

    1.5. Il fenomeno della liquefazione in Italia

  2. Suscettibilità alla liquefazione: una valutazione oggettiva

    2.1. Introduzione

    2.2. Suscettibilità a livello di deposito

    2.2.1. Fst (fattore storico)

    2.2.2. Fgeo (fattore geologico)

    2.2.3. Fattore di composizione (Fcomp)

    2.2.4. Fattore idrologico (Ff)

    2.3. Suscettibilità a livello di strato

    2.3.1. I criteri seguiti fino al 2000

    2.3.2. Gli studi di Boulanger e Idriss (2005)

    2.3.3. Gli studi di Bray e Sancio (2006)

    2.3.4. La scuola dell’Università di Ankara (Turchia, 2005-2010): gli studi probabilistici

    2.4. Applicazione della prova CPTU alla valutazione della suscettibilità

  3. La valutazione della liquefacibilità – I metodi basati sullo stato tensionale dalle prove in sito (o metodi semplificati)

    3.1. La determinazione di CSR

    3.2. I metodi basati sulla prova SPT

    3.5.5.3. I metodi probabilistici sviluppati dalla scuola orientale – scuola di Taiwan

    3.5.5.4. I metodi probabilistici sviluppati dalla scuola orientale – la scuola iraniana

    3.5.5.5. Osservazioni

    3.5.5.6. Una metodologia per il calcolo della probabilità di liquefazione

    3.6. I metodi basati sulla prova DMT

    3.7. La valutazione della liquefacibilità dalla misurazione delle onde di taglio Vs

    3.7.1. L’utilizzo della velocità delle onde sismiche di taglio Vs.

    3.7.2. Valutazione della liquefacibilità dalle prove geofisiche

    3.7.2.1. Probabilità di liquefazione

    3.7.2.2. Il coefficiente Kt

    3.7.3. Valutazione della liquefacibilità da prove di laboratorio

    3.7.3.1. Conversione di CRR ottenuto da prove triassiali al valore di CRR in sito

    3.7.3.2. La soluzione per sabbie quarzose

    3.7.4. Un metodo semplificato di valutazione della liquefacibilità

    3.7.4.1. Esempio di applicazione

    3.7.4.2. Osservazioni

    3.8. Indice del potenziale di liquefazione

    3.8.1. La probabilità di danno da LPI su base probabilistica

  4. La valutazione della liquefacibilità – L’approccio basato sulla deformazione ciclica

    4.1. L’approccio della deformazione ciclica

    4.2. Il livello di deformazione nel terreno

    4.3. Le soglie di deformazione

    4.4. Lo sviluppo delle pressione interstiziale

    4.4.1. La soluzione di Seed e Booker

  5. La valutazione della liquefacibilità – I metodi basati sull’energia sviluppata dal sisma

    5.1. Metodi basati su serie storiche

    5.2. Metodi basati sull’energia

    5.2.1. Metodo di Davis e Berrill (1982)

    5.2.2. Metodo di Berrill e Davis (1985)

    5.2.3. Metodo di Law, Cao e He (1990)

    5.2.4. Metodo di Trifunac (1995)

    5.2.5. L’intensità Arias – metodo di Kayen e Mitchell (1997)

    5.2.5.1. L’intensità Arias dalla formulazione di Travasarou et al. (2002)

    5.2.5.2. L’intensità Arias dalla formulazione di Lee et al. (2012)

  6. Cedimenti dovuti al sisma

    6.1. Deformazioni dovute alla liquefazione ciclica

    6.2. Cedimenti dovuti alla mobilità ciclica

    6.2.1. Metodo di Tokimatsu e Seed (1987)

    6.2.2. Metodo di Ishihara e Yoshimine (1992)

    6.2.3. Metodo di Shamoto et al. (1988)

    6.2.4. Metodo di Wu e Seed (2004)

    6.2.5. La deformazione volumetrica limite

    6.2.5.1. Per la relazione di Tokimatsu e Seed

    6.2.5.2. Per la relazione di Ishihara e Yoshmine

    6.2.5.3. Per la relazione di Shamoto et al.

    6.2.5.4. Per la relazione di Wu e Seed

    6.2.6. Raffronto tra i cedimenti calcolati

    6.2.7. Il metodo probabilistico di Cetin et al. (2009)

    6.2.7.1. Raffronti fra cedimenti misurati con i metodi deterministici e il cedimento probabilistico di Cetin

    6.2.8. Procedure di calcolo della deformazione volumetrica da prove CPT e dalla velocità delle onde sismiche di taglio Vs

    6.2.8.1. Dalla prova CPT (Zhang et al., 2002)

    6.2.8.2. Dalla determinazione di Vs (Yi, 2010).

    6.3. Cedimento del terreno non saturo (compressione volumetrica)

    6.3.1. La soluzione di Tokimatsu e Seed (1987)

    6.3.2. La soluzione di Pradel

    6.3.3. Procedure basate sulla prova CPT

    6.3.4. Una procedura basata sulla velocità delle onde sismiche di taglio Vs

    6.4. Cedimenti di rilevati in sisma

    6.5. Normativa

  7. Deformazioni laterali (Lateral spreading)

    7.1. Introduzione

    7.2. Previsione dell’entità dello spostamento orizzontale

    7.2.1. Il modello di Hamada et al. (1986)

    7.2.2. Il modello di Youd et al. (2002)

    7.2.3. Il modello di Kanibir (2003)

    7.2.4. Il modello di Zhang et al. (2004)

    7.2.5. Il modello di Kramer e Baska (2006)

    7.2.6. Il modello di Idriss e Boulanger (2008)

    7.2.7. Il modello basato sul principio dell’energia potenziale minima

    7.2.8. Il modello probabilistico di Al Bawwab (2005)

  8. Resistenza residua nei terreni liquefatti

    8.1. Sviluppo della valutazione della resistenza residua

    8.2. Cenni sui metodi di verifica in back analysis

    8.3. La resistenza post-liquefazione: i modelli classici

    8.3.1. Il modello di Seed (1987)

    8.3.2. Il metodo di Idriss (1998)

    8.4. I modelli basati sulla resistenza al taglio residua normalizzata

    8.4.1. Il modello di Stark e Mesri (1987)

    8.4.2. Il metodo di Olson e Stark (2002)

    8.4.3. Il modello di Idriss e Boulanger (2007)

    8.4.4. Il modello ibrido di Kramer e Wang (2009)

    8.4.5. Il modello di Robertson (2010)

    8.5. I metodi probabilistici

    8.5.1. Lo studio di Lumbantoruan (2005)

    8.5.2. I modelli di Gutierrez et al. (2007)

    8.5.2.1. Osservazioni al metodo di Gutierrez et al.

  9. Liquefazione e normativa italiana a cura del dott. geol. Antonio Giulio Cosentino che si ringrazia per la preziosa collaborazione a cura del dott. G.A. Cosentino

    9.1. Riferimenti normativi

    9.2. Magnitudo

    9.3. Scale di magnitudo

    9.4. Magnitudo locale

    9.5. Magnitudo per le onde di superficie

    9.6. Magnitudo per le onde di volume

    9.7. Magnitudo momento

    9.8. Magnitudo durata

    9.9. Relazioni tra i diversi tipi di magnitudo

    9.10. Energia e magnitudo

    9.11. Scelta della magnitudo da utilizzare nelle verifiche a liquefazione

    9.11.1. Esempio 1

    9.11.2. Esempio 2

    9.12. Bibliografia

Bibliografia

 
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